Anniversario "Radio Sicilia Libera"

@Sicilia

“Sos, Sos… la popolazione del Belice è abbandonata, qui tra lo Jato e il Carboi viviamo nello sfascio, siamo dei poveri cristi… Sos, Sos… aiutateci, questa è la radio dei poveri cristi, l’unico mezzo che abbiamo per farci sentire. L’articolo 21 della Costituzione dice che tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Non ci fermeremo….” Sono queste le prime parole che Franco Alasia e Pino Lombardo, due collaboratori del sociologo Danilo Dolci, dicono all’inaugurazione della “Radio Sicilia Libera”. Siamo a Partinico, alle 17:30 del 25 aprile 1970, in un paesino ancora distrutto da un terremoto avvenuto solo due anni prima. I sopravvissuti vivono in delle baracche, senza elettricità o riscaldamento, aspettando da fin troppo tempo i soccorsi di uno Stato che si è bellamente dimenticato di loro; mentre mafiosi e politici corrotti si spartiscono i miliardi destinati alla ricostruzione. Per 26 ore la trasmissione continua ad andare in onda; vengono recitate poesie e racconti, fatte accuse ad uno Stato che sembra quasi godere della loro miserabile condizione. Per la prima volta un all’apparenza insignificante paesino della Sicilia sconfigge, anche se solo per poche ore, il monopolio radiofonico della RAI. Un’onta troppo grande, che viene fermata dall’arrivo delle forze dell’ordine che con una prontezza quasi comica prelevano l’attrezzatura e denunciano i responsabili. Il promotore di questa radio è Danilo Dolci, che è stato un sociologo, educatore, poeta e attivista della non-violenza. Soprannominato il “Gandhi italiano”, Dolci fa un’emigrazione al contrario, abbandona gli agi e le maggiori possibilità del nord per esplorare le campagne desolate del sud, interessandosi corpo e anima agli abitanti dell’isola, specialmente ai più poveri, e le ingiustizie che subiscono ogni giorno. Ed è in questa regione che iniziano gli originali scioperi, le proteste e le lotte nonviolente contro la mafia che, nonostante gli sforzi censori del resto d’Italia, fanno scalpore in paesi come la Francia, la Svizzera, la Germania, il Regno Unito e tanti altri. Tra le proteste più memorabili ricordiamo la prima in assoluto, lo sciopero della fame del 14 ottobre 1952, organizzato in risposta alla morte per denutrizione del bambino Benedetto Barretta. Dolci si corica nel letto del bambino e inizia lo sciopero, pronto persino a morire lui stesso, e conseguentemente a venire sostituito da diversi dei suoi seguaci. L’obiettivo è quello di far interessare le istituzioni italiane all’estrema povertà della zona. L’iniziativa provoca così tanto scompiglio da venire bloccata dalla polizia, che costringe i partecipanti ad interrompere la protesta. Tuttavia lo sciopero riceve l’effetto desiderato: trova l’interesse della stampa e delle autorità, che finalmente costruiscono un impianto fognario per il comune. Un altro sciopero ugualmente scioccante e a dir poco originale è lo sciopero alla rovescia del 1956. Avendo come base l’idea che se un operaio quando sciopera non lavora, allora un disoccupato fa l’esatto opposto; quel giorno centinaia di disoccupati si impegnano a ricostruire una strada statale abbandonata. Inutile dire che anche questo atto di profonda cittadinanza viene prontamente bloccato dalle forze pubbliche. Per questa iniziativa, Dolci viene arrestato per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, occupazione del suolo pubblico e istigazione a disobbedire alle leggi, dando il via ad un lungo e seguito processo in cui testimoniano a favore di Dolci figure come Elio Vittorini, Carlo Levi e persino Jean-Paul Sartre. Dolci alla fine viene condannato a 50 giorni di carcere e successivamente liberato solo perché gli vengono riconosciuti “moventi di particolare valore morale”. Dolci però ha davvero a cuore lo sviluppo della Sicilia e queste sue volontà le dimostra in innumerevoli progetti. Ricordiamo infatti la nascita del Borgo di Dio, all’inizio un asilo e poi un centro in cui promuovere iniziative, convegni, attività formative e ricreative. Un’altra impresa che portò ad una gigantesca lotta contro la mafia e le istituzioni è la costruzione della diga sullo Jato, sviluppato interamente con e grazie ai cittadini più poveri della Sicilia, tra operai, contadini e disoccupati. La costruzione di questa diga non ha solo portato uno sviluppo economico per questi paesini, ma per la prima volta ha fatto sentire i suoi abitanti parte indiscutibile e dignitosa della società. Cosa ci insegna oggi una figura come quella di Danilo Dolci? Nella vita di tutti i giorni, con quanta facilità riusciamo a pensare ad una persona che tiene fortemente al benessere della città in cui vive e dei suoi abitanti; che non si scoraggia alla prima difficoltà, al primo fallimento; che non si ferma a niente per far valere i propri diritti e quelli dei suoi concittadini, specialmente i più sfortunati? Non sono neanche passati due mesi dalla devastazione causata dal ciclone Harry, abbiamo visto tutti i terrificanti video in Sicilia, Sardegna e Calabria. Chissà come avrebbe reagito Dolci di fronte all’indifferenza del nord e dei nostri politici. Secondo voi cosa avrebbe fatto? *citazione iniziale tratta da La radio dei poveri cristi. Il progetto, la realizzazione, i testi della prima radio libera in Italia, Danilo Dolci, edito Navarra, 2008. Ricordate insieme a noi questo importante anniversario, dando un'occhiata alle nostre proposte tematiche.

Banditi a Partinico

Danilo Dolci, Enzo Sellerio

Prezzo: 15 €

Processo all'articolo 4

Danilo Dolci

Prezzo: 15 €